CAI Borgomanero

Escursioni 2019


Dolomiti Friulane

Alta Via del Peralba - Coglians

Foto di gruppo sul Monte Lastroni

Data: dal 18/08/2019 al 23/08/2019

Luogo: Sappada (Mappa)

Immagini: Album fotografico su Google Foto

Dal 18 al 23 AGOSTO 2019

ALTA VIA DEL PERALBA-COGLIANS

Traversata delle cime più alte del Friuli, dalle sorgenti del Piave al monte Peralba finendo sul Coglians sempre camminando sul filo del confine italo-austriaco.
Il Monte Coglians è situato a ovest del passo di monte Croce Carnico lungo il confine tra Italia e Austria: il versante meridionale appartiene al comune di Forni Avoltri e quello settentrionale al comune di Lesachtal, nella Carinziagermanofona. Fa parte del gruppo Coglians- Mooskofel ed è raggiungibile attraverso due vie: con la via normale, più facile, che parte dal rifugio Giovanni e Olinto Marinelli (2111 m) , per il versante sud, o con la via ferrata del versante nord, assai più impegnativa. Il Coglians, come tutto il gruppo cui appartiene, è caratterizzato da intensi fenomeni carsici. Durante la prima guerra mondiale la cima venne stabilmente occupata dalle truppe italiane, che lo utilizzavano come punto d'osservazione. Sulla cima sono tuttora visibili i resti di alcune postazioni risalenti alla Grande Guerra.
Il Monte Peralba è una montagna delle Alpi Carniche alta 2694 metri, la seconda vetta dopo il monte Coglians. Si trova sul confine tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, nell'alta val Sesis, tra i
comuni di Santo Stefano di Cadore e Sappada, nei pressi del passo dell'Oregone, che segna il confine tra la provincia di Belluno, la provincia di Udine (comune di Forni Avoltri) e la Carinzia (Austria). Alle sue pendici nasce il fiume Piave.
1° GIORNO: Domenica 18 AGOSTO
Ore 6,00 partenza per SAPPADA in pulmino guidato dai partecipanti
- Partenza dalla sede Cai- Corso Sempione,1- (possibilità di lasciare le auto nel cortile) Da Sappada, salita al Rifugio Monteferro – cena e pernottamento
• T. salita ore 1,00 - disl. in salita m.300 – diff/E
• Pranzo al sacco con propri viveri
2° GIORNO: Lunedì 19 AGOSTO
rifugio Monteferro –laghi di Olbe- Monte Lastroni (m. 2449) - sorgenti del Piave (m. 1830) - rifugio Calvi (m. 2167)- cena e pernottamento
• T. percorrenza ore 6,30 - disl. in salita m.1250 – disl. In discesa m. 1100 - diff/E
• Pranzo al sacco con propri viveri
Saliremo ai bellissimi laghetti di Olbe e da qui con un percorso facile ma aereo raggiungeremo la vetta del monte Lastroni dopo aver avvistato e visitato le postazioni della Prima Guerra Mondiale dell'esercito italiano. Ritornati sui nostri passi dalla vetta, scenderemo alle sorgenti del Piave, fiume sacro dell'Italia.
Da qui comodamente arriveremo al rifugio Calvi meta della nostra tappa.- pernottamento
3° GIORNO: Martedì 20 AGOSTO
rifugio Calvi (m. 2167) – Monte Peralba - Monte Avanza (m. 2489) - rifugio Calvi (m. 2167)
Cena e pernottamento
• T. percorrenza ore 6,00 - disl. in salita m.1000 – disl. in discesa m. 1000 - diff/EE
• Pranzo al sacco con propri viveri
Dal rifugio si sale a sinistra passando vicino a resti di ricoveri in trincea e di postazioni di guerra fino a raggiungere il Passo Sesis (mt. 2325). Proseguendo lungo il sentiero si intraprende la "Via normale Papa Giovanni Paolo II" salendo con numerose serpentine lungo un canale di detriti fino ad arrivare sotto le rocce dove troviamo resti di baraccamenti. Da qui, in salita per un canale dove visibili sono ancora tracce di ancoraggi di sicurezza si raggiunge la cresta, da percorrere verso ovest fino alla cima del monte Peralba. Dalla cima si può apprezzare un grandioso panorama con in primo piano la Val Visdende. Tornati al passo, ci "lanceremo" alla conquista del monte Avanza, una roccaforte panoramica sull'Italia e la vicinissima Austria (possibilità di scendere direttamente in rifugio)
4° GIORNO: Mercoledì 21 AGOSTO
rifugio Calvi (m. 2167) - passo Giramondo (m. 2002) - rifugio Lambertenghi (m. 1950)
-cena e pernottamento
• T. percorrenza ore 6,00 - disl. in salita m.950 – disl. in discesa m. 1150 - diff/E
• Pranzo al sacco con propri viveri
Raggiungiamo il lago Pera e il passo Giramondo, un nome un programma, e in breve raggiungeremo il nostro rifugio.
5° GIORNO: Giovedì 22 AGOSTO
rifugio Lambertenghi (m. 1950) - monte Coglians (m. 2780) - rifugio Marinelli (m. 2100)
-cena e pernottamento
• T. percorrenza ore 6,00 - disl. in salita m.1000– disl. in discesa m. 650 - diff/EE
• Pranzo al sacco con propri viveri
La cima del Friuli, il monte Coglians.
Impegnativa giornata che ci vedrà all'opera sul sentiero Spinotti, un lungo cammino a volte esposto e verticale tra cenge e paretine che supereremo aiutati da cavi metallici.
Raggiungeremo così la cima del Friuli, il monte Coglians, una vetta di grandissima soddisfazione che sarà il clou della nostra settimana.
Ridiscesi per lo stesso itinerario raggiungeremo velocemente il rifugio.
6° GIORNO: Venerdì 23 AGOSTO
rifugio Marinelli (m. 2100) - Passo Monte Croce Carnico (m. 1357)
• T. percorrenza ore 3,30 - disl. in salita m.100– disl. in discesa m. 850 - diff/E
• Pranzo al sacco con propri viveri
Per prati e pascoli senza troppa fretta ci dirigeremo verso il passo Monte Croce Carnico dove terminerà la nostra splendida avventura.
- Ritorno a Sappada per recupero mezzi (km.60)
Quota euro 450 comprensivi di:
- 5 mezze pensioni in rifugio
- transfer privato dal Passo Monte Croce Carnico a Sappada km 60 - A/R SAPPADA in pulmino guidato dai partecipanti -Accompagnatore
-esclusi i pranzi che si potranno prenotare nei vari rifugi
Per info e prenotazioni Carla Zaninetti 340 4956103

ALTA VIA DEL PERALBA – COGLIANS
TUTTO OK. CHI L’AVREBBE DETTO?

Confesso che, diversamente dal solito, questa volta la prospettiva di partecipare al trekking sulle Dolomiti Friulane mi aveva messo addosso una certa inquietudine. Non ero impensierita dal percorso, impegnativo ma molto interessante e neppure dagli aspetti logistico - organizzativi, nelle mani di Paolo, il nostro fidato accompagnatore e della super efficiente Carla, ma dal meteo. Quando cliccavo su Sappada e vedevo scorrere una serie di icone, tutte lampi, goccioloni e goccioline, mi si rizzavano i capelli in testa e invocavo il miracolo.
Tuttavia, assunto l’impegno, se, come si diceva una volta “parola è parola”, bisognava partire.

CRONISTORIA PER RIVIVERE E FAR VIVERE
Domenica, 18 agosto
Il viaggio verso il tratto più a est delle Alpi è lungo, ma ricco di suggestioni. Entriamo in contatto con montagne assai diverse dalle nostre, sorprendenti principalmente per la conformazione del suolo, connotato da altissime pareti di bianca dolomia erte su catini di frantumi rocciosi frammisti a mughi, distese boschive risultanti dall’assemblaggio di variegate conifere, valli ammantate da specie arbustive diverse secondo la pendenza, l’esposizione, la natura del terreno, borghi e malghe espressioni di una quotidianità che ha plasmato il territorio senza deturparlo.
Sappada, punto di partenza dell’escursione è un luogo così ricco di peculiarità naturalistiche e culturali da meritare l’inclusione nell’elenco dei villaggi più belli d’Italia. Tutti ricorderemo il suo assetto urbanistico: tanti (quindici per l’esattezza) piccoli nuclei urbani adagiati su un versante solatio, con i masi infiorati, i fienili odorosi, le fontane zampillanti, i crocifissi ai crocevia, le viuzze movimentate dall’andirivieni di gitanti e di turisti.
Un breve tragitto ci porta al Rifugio Monteferro, grazioso alberghetto, costruito in stile anni Cinquanta, con terrazza solarium, camere panoramiche, servizio cucina e ogni altro confort idoneo, più che ad accogliere, a coccolare l’ospite.

Lunedì, 19 agosto
Giornata “full immersion”, vero e proprio safari sensoriale attraverso ambienti quanto mai vari.
Dal Rifugio Monteferro, passando a lato dell’omonimo monte oggetto di sfruttamento minerario a partire dal tardo Medioevo, dopo un piacevole percorso nella pineta, sbuchiamo in un’area aperta. Qui la vegetazione si dirada; null’altro si nota se non alcuni larici, sentinelle impavide contro le valanghe, e radi arbusti cespugliosi, chiazze scure sopra il verde brillante dei prati. Quando il sole riesce a perforare la cappa grigia, il mondo si allarga e compare un’architettura complessa, fatta di pinnacoli e forre, lame e pilastri, tutto attorno ai laghi Olbe, tre specchi d’acqua, punto di ritrovo e di ristoro per le mandrie al pascolo. Questa prima meta è punto di partenza per una successiva salita, su sentiero militare, al Monte Lastroni, da ricordare per resti di fortificazioni, trincee e postazioni belliche. Toccata la croce, il pensiero va a chi, con metri di neve, freddo, fame, sotto il tiro dei cecchini su questa cima è perito, nel corso di una guerra intrapresa come giusta e di una morte propagandata come eroica.
Per proseguire dobbiamo tornare sui nostri passi, scollinare, o meglio “rampare” un intaglio, non a caso chiamato Passo del Mulo, guadagnare la sottostante Sella Franza e percorrere in discesa un crinale adducente alla Valle del Piave. Non appena l’orizzonte si allarga, con stupore e raccapriccio, possiamo constatare gli effetti di una recente tromba d’aria. Il fianco della montagna davanti a noi, scorticato, offre la desolante visione di migliaia di abeti divelti, sramati e ribaltati gli uni sugli altri, come i bastoncini dello shanghai, quello su cui camminiamo, devastato da rovinose cadute d’acqua, è un susseguirsi di canaloni, di cumuli di detriti, di smottamenti da attraversare con le dovute cautele. L’arrivo alle sorgenti del Piave è vissuto da tutti come una liberazione. Si recuperano le forze, si prende visione dei cimeli posti in loco per sottolineare la sacralità di questo fiume nella storia italiana e di buona lena, con il pungolo della pioggia in arrivo, puntiamo verso il Rifugio Calvi, che ci chiama dall’alto di uno sperone roccioso, facendoci pregustare una allettante cena e un buon riposo.

Martedì 20 agosto
Giornata delle Cime.
Si parte con il cielo imbronciato e con le cime delle montagne fasciate da un manto grigio, ora più livido ora più chiaro. Con un occhio alla meta che troneggia sopra di noi e l’altro al terreno, reso scivoloso dall’acquazzone caduto durante la notte, raggiungiamo il Passo Sesis e ci affrontiamo la salita al Peralba. Una epigrafe fa notare che questa Via normale è intitolata a Giovanni Paolo II. Dall’alto di questa insolita cattedra, raggiunta passo dopo passo esattamente come noi, il Papa alzò la voce per condannare il ricorso alle armi e per ribadire i valori della pace e della fratellanza tra i popoli della terra. Paolo, il nostro accompagnatore, ci fa strada: ci precede lungo i numerosi tornantini, ci addita la cengia meno esposta, ci suggerisce una idonea strategia di superamento nei critici. Il tracciato vario, impegnativo, ma non rischioso, persino divertente porta tutti in vetta. Le congratulazioni di rito questa volta sono accompagnate da un festoso scampanellio, non è dato di sapere se come atto di devozione alla Madonnina o come omaggio ai prodi del Cai di Borgomanero. Dopo l’immancabile foto ricordo attorno alla croce, penalizzati da condizioni meteo che precludono una sia pure parziale osservazione del panorama, ridiscendiamo. Al Passo come per incanto si tornano a veder le cose: i prati, le pareti del Pic Chiadenis, la segnaletica … Per attuare pienamente il programma della giornata, si dovrebbe puntare al vicino Monte Avanza, ma nel gruppo incomincia a serpeggiare qualche perplessità. Viene considerata la possibilità di sostituire la salita, su pietraia e nella nebbia, della suddetta cima con un percorso alternativo, che si sviluppi a quota inferiore, dove la visibilità è soddisfacente. Al Passo dei Cacciatori, il dado è tratto. Si imbocca il sentiero in discesa e, con un piacevole percorso tra ginepri profumati, tappeti erbosi, fiori d’ogni specie, roccette con stelle alpine incorporate, si porta a termine una rilassante escursione citata dai manuali come Anello del Chiadenis.
L’arrivo al rifugio Calvi in anticipo rispetto al previsto dà la possibilità a chi lo desidera di completare la giornata andando a curiosare su un dosso panoramico poco distante, sede di fortificazioni militari, grotte, gallerie ancora in discreto stato di conservazione.

Mercoledì 21 agosto
Giornata della “grande transumanza” dal Rifugio Calvi al Rifugio Lambertenghi.
E’ un tragitto di ampio respiro. Molti sono gli ambienti incontrati: alcuni aperti su larghi orizzonti, altri simili a piccole nicchie o a bozzetti di vita alpigiana; notevole è la lunghezza del tracciato, che serpeggiando su una estesa porzione di carta geografica, di fatto richiede ben otto ore di cammino intervallato da brevi soste, in un susseguirsi di discese e risalite, falsipiani e traversi, scollinamenti vari, al di qua ora al di là del confine italo – austriaco.
Il tempo bizzarro ci offre di tutto un po’: lembi di azzurro e repentini annuvolamenti, colpi di sole e pioggerella …
Con il naso all’insù vediamo apparire e scomparire l’ardito dente del Chiadenis, la groppa scagliosa dell’Avanza, i Chiadin monumenti di terra e di roccia, gli arditi picchi di Volaia, le creste intagliate di Bordaglia … Davanti ai nostri occhi scorrono immagini di una natura incontaminata, misteriosa, e selvaggia: ora dolce e rasserenante con verdissime zolle cispose, veli di verde sulle rocce montonate, cangianti cromatismi sulle acque del laghi, ora forte e possente con lastroni sospesi, macigni di pietra in bilico, pilastri incisi da profonde sciabolate; ora triste e dismessa con malghe avviate al degrado dell’abbandono, pascoli inselvatichiti dagli arbusti infestanti, boschi distrutti dalla furia del vento; ora minacciosa e inquietante, con ripidissimi colatoi invasi da sfasciumi, dirupi vertiginosi, anfratti bui ovattati da una fosca cortina.
L’esperienza del camminare regala anche in questa giornata momenti di simbiosi con la natura, che si fa presente con la voce del vento, con l’odore di funghi e di resina, con il lavorio di invisibili animaletti e momenti di allegra spensieratezza, che alleviano la fatica e fanno gustare il bello dell’essere gruppo.
Superate una ad una le mete a breve termine in cui Paolo aveva suddiviso “il viaggio”: casera Fleons di sotto, casera Fleons di sopra, Sella Sissanis, Lago Pera e Lago Bordaglia, Passo di Giramondo, malga San Lorenzo, arriviamo al Rifugio Lambertenghi, in territorio italiano, poco distante dal gemello Volayerseehutte su suolo austriaco. Su queste montagne i sentieri, un tempo adibiti a manovre militari, si sono trasformati vie di incontro e di pacifica convivenza.

Giovedì 22 agosto
Giornata delle “tre G”
Grande giornata, con il cielo sgombro, con le cime plasmate dal chiarore rosato dell’alba, con una luminosità indorata dal sole in arrivo.
Grande cima, poiché è in prevista la salita al Coglians, la più alta montagna del Friuli di poco inferiore ai 2800 metri, un colosso dalla conformazione dolomitica, con un enorme ghiaione basale e un aggregato di cenge, placche, intagli sommitali.
Grande gente: una compagnia compatta, tenace, motivata ad affrontare l’impresa.
Il programma della giornata è alquanto ambizioso, dato la vetta è una variante da includere nel trasferimento dal Rifugio Lambertenghi al Rifugio Marinelli.
Avvicinare il Coglians non è semplice, dato che ci si deve arrivare attraverso il Sentiero Spinotti, caratterizzato da tratti esposti, paretine, scalette, canalini attrezzati. L’attacco della Via normale implica il superamento delle suddette difficoltà e la profusione di non poche energie.
I due tratti sono inframmezzati da un valloncello prativo, utile al recupero delle forze fisiche e della tranquillità emotiva, ma dispendioso in termini di tempo, perché dopo circa due ore di cammino ci si trova all’incirca alla stessa quota del punto di partenza. Essendoci in questo luogo la possibilità di raggiungere direttamente il Rifugio Marinelli evitando la vetta, un piccolo gruppo propende per questa opzione. Gli altri salgono, sudando sotto il sole, annaspando tra sfasciumi grossolani e minuti, ansimando sugli erti tornantini, muovendo cauti passi sui traversi, aiutandosi con le mani sulle roccette … fino al solito infido canalino che risucchia le residue energie, ma che porta a rivedere il cielo!
Sul “tetto del Friuli” spira una vento tiepido e lieve; i vapori della calura meridiana offuscano l’aria e lasciano intravvedere un mondo velato, senza montagne e senza orizzonte. Anche qui i rintocchi della campanella creano un clima di allegria e di festa, al punto che altri escursionisti in arrivo, contagiati dall’ euforia dilagante, diventano per un attimo parte del gruppo e, lì sui due piedi, si imbastisce una sorta di gemellaggio tra Borgomanero e Paluzza.
Con rammarico, si deve scendere. Sollecitati dallo stimolo della fame, camminiamo di buona lena, con la leggerezza delle libellule per evitare la caduta di sassi e in men che non si dica giunge il momento della sosta.
Cala uno strano silenzio. C’è bisogno di interiorizzare le emozioni della giornata, di goderle nell’intimo e di collocarle nello scrigno dei bei ricordi. Stesi a terra, con il viso tuffato nella foresta di erbe e di fiori, si avverte il palpito del cuore di Madre Terra, ci si lascia accarezzare dal suo respiro che agita i pennacchi delle festuche, si ascolta la sua voce in mille fruscii misteriosi.
Il Rifugio è a breve distanza. Tutti siamo ansiosi di raggiungere coloro che, avendo intrapreso un giro più breve sono in attesa del nostro arrivo.
Il Marinelli, assai più frequentato dei precedenti rifugi, ci fa capire che il trekking è agli sgoccioli e che è prossimo il nostro ritorno alla civiltà.

Venerdì 24
Giornata delle ultime chicche.
Sazi di quanto scoperto e di quanto vissuto, ci mettiamo in posa per l’ultima foto ricordo e, in lieta tranquillità, affrontiamo il tratto finale del percorso.
Il panorama, al quale ci siamo ormai abituati, sembra non avere più in serbo nulla di nuovo: i valloni disseminati di massi bianchi, il sentiero di terra gialla che serpeggia attraverso i prati, i greti sassosi dei ruscelli in secca, un gregge di pecore … fino alla sorpresa.
La traccia su cui camminiamo inaspettatamente cambia direzione, si addossa a una parete, bruscamente si inerpica su rocce, si inoltra in una cavità semibuia, umida e aspra, priva di aperture verso l’esterno. C’è un momento di sgomento. Dove siamo finiti? In una delle numerose grotte di origine carsica che caratterizzano questa regione. Una scaletta ci riporta fuori a scorgere qualcosa … che è o che non è. Forse sassi, dalla forma di ogive brunite ma diversi da tutti gli altri perché animati da fremiti di vitalità. Occorrono varie e attente ispezioni per svelare l’arcano: sono marmotte, tantissime, sparpagliate dovunque, impavide e indifferenti al nostro vociare.
L’avvicinamento al punto di arrivo è preannunciato da molti segni: lo spietramento dei prati, i muretti a secco, il sentiero che diventa viottolo, fino ad alcuni pannelli esplicativi. Ci troviamo ormai sulla storica Via Romea Julia Augusta, arteria di collegamento tra i porti dell’Adriatico e le Province romane d’Oltralpe.
Al Passo di Monte Croce Carnico i piedi possono essere collocati a riposo; un pullman navetta ci riporta a Sappada e i nostri autisti provetti a casa.

Che dire per tirare le somme?
A tutti un compito.
Prendere il calendario, evidenziare la data del 23 agosto, depennare il nome del santo tradizionalmente venerato e sostituirlo con il seguente: Santa Carla, patrocinante del bel tempo per il CAI di Borgomanero.
Motivo dell’elevazione ai fasti della gloria: aver piegato Giove Pluvio all’osservanza di fasce orarie per l’apertura e la chiusura delle cataratte del cielo, a beneficio degli ignari escursionisti, esentati da docce fuori ordinanza, inopportune e sgradite, anche se … a costo zero e senza turni di attesa!
Testo di Maria Berta.

 

Allegato: alta_via_del_peralba__coglians.docx.pdf (50,27 Kb)

Diario del nostro Trekking di Maria Berta.

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Foto di gruppo sul Monte Lastroni

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In Cima al Peralba

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In cima al Coglians

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Foto di gruppo al Rifugio Monteferro