CAI Borgomanero

Attività intersezionali 2019


Traversata della Valgrande, da Malesco a Colloro

Da Martedì 11 a Mercoledì 12 Giugno

Data: dal 11/06/2019 al 12/06/2019

Luogo: Val Grande (VB) (Mappa)

- MARTEDI’11 GIUGNO – MERCOLEDI’ 12 GIUGNO 2019 -
Traversata E-O da Malesco a Colloro di Premosello –Valgrande
In occasione della 21^ settimana Nazionale dell'escursionismo dal 8 al 16 Giugno 2019 il CAI di Borgomanero propone questa traversata.
La Valgrande è un territorio impervio e montuoso, una valle chiusa accessibile solo attraverso valichi alti e difficili da percorrere. Un ambiente naturale in cui piante e animali vivono e si riproducono liberamente su montagne ricoperte da boschi infiniti. Un museo a cielo aperto in cui conoscere e capire una civiltà montana che si è sviluppata in lunghi secoli di lavoro in uno dei luoghi piu' inospitali delle Alpi.
La Valgrande ( Parco Nazionale dal 1991) si estende fra il Lago Maggiore e l’Ossola ed è’ l’area wilderness piu’ grande d’Italia e dell’arco alpino europeo, ove da 40 anni l’uomo ha cessato di operare. Wilderness è sinonimo di grande spazio selvaggio e solitario, una nuova esigenza di conservazione delle aree naturali.
Quella proposta è l'escursione più famosa e frequentata della Valgrande. I sentieri (per gli standard valgrandini!) sono evidenti e segnalati e dei bivacchi sono presenti lungo il percorso. La traversata può essere compiuta nei 2 sensi, ma è consigliabile effettuarla partendo dalla Val Loana perché la quota di Fondighebi è superiore di oltre 600 m a quella del bivio sopra Colloro e soprattutto perché si percorre in discesa l'impegnativa salita alla Colma di Premosello.
Il percorso scelto richiede allenamento e spirito di adattamento, essendo poi una traversata e non avendo vie di fuga, obbliga i partecipanti, ad arrivare a destinazione.
Partenza: Verbania (loc.da definire)- Bus privato per Malesco, la Val Loana Fondo Li Gabbi (1249) Arrivo: Colloro( 479 m.)- bus privato x Verbania- località da definire.Il costo del bus sarà suddiviso tra i partecipanti.

Tempo di percorrenza intera traversata : ore 10-12 

Difficoltà: EE - Per escursionisti esperti

Dislivello totale : in salita 1400 m - in discesa 2100 m- Km.20,00

A Malesco (valle Vigezzo) si segue la strada per Finero e la Val Cannobina. All'uscita del paese, si imbocca una strada asfaltata a destra che porta in Val Loana. Si lascia l'automobile a Fondo Li Gabbi parcheggio al termine della strada.
1° giorno: Fondo Li Gabbi 1249 m – Cortenuovo 1792 m.- Bivacco Scaredi 1841 m- La Balma 1550 m.-Alpe Boschelli 1420 m.- Alpe Portaiola 1293 m.- In La Piana 944 m.
dislivello. in salita m 592– in discesa m 897 – diff/EE - tempo percorrenza ore 5,00
A Fondighebi si passano le baite dell'alpeggio e si prosegue sulla gippabile che percorre la destra orografica della valle. Si scende ad attraversare il torrente per risalire brevemente ad un dosso dove si incontrano alcune fornaci (cartello illustrativo) che per secoli hanno prodotto la calce sfruttando le rocce calcaree della testata della Val Loana.
Per cuocere la calce erano in funzione molte carbonaie e la produzione avveniva con fuoco continuo almeno per otto giorni. La “carbunera” veniva eretta in un piccolo spazio dove il carbonaio accatastava una pila di legna a forma di campana con un diametro alla base di circa 5 m e alta al massimo 3. Ogni pila era costituita da 120 o 150 ql di legname (massimo 200). La cottura durava parecchi giorni, fino a due settimane. Al termine, raffreddato con l’acqua, il carbone era pronto per essere insaccato e portato a valle .I carbonai, provenienti dal bresciano, dal bergamasco, addirittura dalla Toscana, lavoravano l’intera settimana alla macchia per poi riversarsi, il sabato e la domenica, nelle bettole tra fiumi di vino, scontri alla morra, cene, musica e canti. Prima dell’istallazione delle teleferiche il carbone veniva spalleggiato soprattutto dalle donne. Le donne di Premosello andavano a prendere il carbone fino a Sottosasso, a ridosso della Testa di Menta. Otto, dieci ore di cammino sotto il peso di un fardello voluminoso e scomodo, con la lunga risalita della Colma.
Da Fondighebi la cima triangolare della Laurasca è inconfondibile, a sud un dosso roccioso cela la vista del Cimone di Cortechiuso.
Si salgono le "scalate", un'ampia mulattiera lastricata a gradoni, e si raggiunge il piano erboso dell'alpe Cortenuovo (1792 m) e quindi l'alpe Scaredi (1841 m),-ore 1,40- porta orientale della Val Grande e importante punto di appoggio. Si scende in Val Portaiola, inizialmente a mezza costa e poi perdendo rapidamente quota, per lasciare a sinistra i ruderi dell'alpe La Balma (1544 m) ed entrare
nel bosco. Il sentiero si abbassa percorrendo diagonalmente il versante della montagna, guada un ruscello per arrivare ai prati abbandonati dell'alpe Boschelli (1420 m). Si prosegue scendendo rapidamente nella faggeta fin quasi al torrente e quindi si risale per breve tratto al poggio dell'Alpe Portaiola (1293 m.), di fronte alla parete nord del Pedum e alla conca di Campo.
Qui arrivò nel 1949 una linea secondaria della teleferica che portava il legname della Valgrande a Premosello. Una linea di ben 9km che entrava in Val Gabbio, saliva alla Colletta e arrivava alla Colma scendendo poi nella valle del Toce. Le faggete della Val Portaiola furono le ultime ad essere tagliate, i disboscamenti si conclusero nel 1952.
I grandi castagneti tuttora esistenti nelle valli testimoniano l’importanza di questa coltura per l’alimentazione del passato, quando polenta e castagne costituivano le componenti piu’ comuni del cibo. Le castagne hanno sfamato molta gente, specialmente nei periodi di carestia, diventando il pane dei poveri. Su questi alpeggi passò anche la bufera del grande rastrellamento del “44”. All’inizio del maggio 1944 un reparto dell’esercito di Salò salì a Cicogna per un rastrellamento. Pochi giorni dopo, una trentina di partigiani, scesero a Fontotoce e catturarono l’intero presidio fascista: 45 prigionieri e un ingente bottino. Questa azione fu una delle cause del rastrellamento della Valgrande. Oltre le baite, il sentiero entra nella faggeta e scende con lenti tornanti sul morbido sottobosco per calare al fondo della valle. Si supera il rio Fiorina sulla passerella recentemente restaurata e con una breve salita si raggiunge di In la Piana, ai piedi del Pizzo Mottac, uno dei pochi tratti pianeggianti della valle, nel cuore del Parco.
A destra la fontana e la casermetta del Corpo Forestale dello Stato e le Baite-bivacco del Parco, realizzate nel 1964.
- PERNOTTAMENTO – PORTARE SACCO A PELO
- CENA e COLAZIONE con i propri viveri (se possibile si farà una pastasciutta e il caffe’)
2°giorno: In La piana 944 m- Colletta 1270 m.- A. Serena 1343 m.- Carbonera 1529 m.- La Colma 1728 m.-A. La Motta 1122 m.- A. Lut 750 m.- Colloro di Premosello 503 m.
- dislivello in salita m 784 – in discesa m. 1249 – diff/EE- Tempo percorrenza ore 5,30
Si attraversa il prato dell'alpeggio e si prosegue in leggera salita nella faggeta con piacevole camminata, aggirando le pendici del Mottac. In salita si entra in Val Gabbio e si scende tra faggi contorti al torrente che si attraversa su di una passerella, prima del pianoro che porta all’A. Val Gabbio di sotto. Si risale sull’opposto versante all’A. Val Gabbio di Sopra, 985m , quindi si prosegue su ripido sentiero per la Colletta (1270 m), con sulla sx i resti della teleferica di un tempo.
Dopo una leggera discesa si raggiunge il torrente che si guada liberamente per poi risalire brevemente all'alpe Serena (1343) dove i prati abbandonati dell’Alpe sono invasi da cespugli di mirtilli e rododendri. La cornice ambientale è tra le piu’ suggestive: davanti i contrafforti selvaggi e dirupati del Proman, alle spalle, un ampio spaccato sulla valle.
L’alpe Serena è stato l’ultimo alpeggio ”caricato” della Valgrande: quando nel 1969 il pastore lo abbandonò fu l’estinzione dell’apicoltura nella valle. Costituita una decina di rustici , era un alpeggio importante, in grado di ospitare 90 bovini adulti.
Il sentiero prosegue direttamente sopra i rustici dell'alpeggio a dx, traversa di nuovo il torrente per poi salire con veloci tornanti prima alla Carbonera 1529 m., poi alla Colma di Premosello (1728 m), la "porta occidentale" della Val Grande, da dove parte una mulattiera militare, la Linea Cadorna che porta in vetta.
Qui si trovano i resti dell’imponente teleferica realizzata nel 1945/46 che da In La Piana (Val Gabbio) scendeva a Premosello, trasportando il legname dei disboscamenti.
Il sentiero scende ripido il versante ossolano perdendo velocemente quota e superati due riali, rimonta brevemente all’Alpe Motta (1122 m) per calare successivamente all’Alpe la Piana 999 m. dove arriva una gippabile che sale da Colloro di Premosello 503 m., nostro punto di arrivo.

IL SENTIERO BOVE -
E’ Il sentiero piu’ importante e famoso, tracciato tra il1890 e il 1897 per collegare la Zeda alla Bocchetta di Campo. L’itinerario è dedicato alla memoria del capitano Giacomo Bove ( Acqui 1852- Verona 1887) esploratore molto noto in quegli anni per essere stato nel Borneo, nell’Argentina
Australe, nel Congo e soprattutto nell’Artico dove, con la nave Vega aveva percorso il passaggio del NE dalla Svezia all’Oceano Pacifico attraverso il mare di Siberia. La spedizione, del 1879, veniva definita “uno dei piu’ grandi avvenimenti geografici di tutta la storia delle esplorazioni”. Quando l’Italia orgogliosa salutava il ritorno dal grande viaggio, la Sezione Verbanese ospitava l’illustre viaggiatore e raccoglieva con una sottoscrizione 1037 lire per un secondo e piu’ completo viaggio. Ma Bove morì e la sezione destinò la somma raccolta per la realizzazione di una prima parte del collegamento tra la Zeda e la Bocchetta di Campo. Nacque così il “Sentiero Bove” lungo circa 15 km, una delle prime “alte vie” attrezzate delle Alpi; aerea e suggestiva cavalcata lungo le creste sommitali.
FAUNA -
L’aquila in queste valli è più che mai regina incontrastata del cielo, predatrice per eccellenza, abitatrice delle creste più selvagge. Si spinge fino alla Casa dell’Alpino, sopra Cicogna, sovente staziona alta sul Proman, sulla Rossola, sul Tignolino e la Cima Sasso.
La vipera L’incontro con i rettili puo’ essere frequente in Valgrande.. Due le specie presenti: l’aspide e il marasso.Presente la vipera nera, nota come vipera dei rododendri, diffusissimi anche i ramarri, gli orbettini e le lucertole.
Assente lo stambecco, il“re della Valgrande” è il camoscio. Si calcola la presenza di 500/600 esemplari.
Molto diffusa la volpe, e tra i piccoli roditori, il quercino, lo scoiattolo, il ghiro. Quest’ultimo abita i tetti delle baite, accelerandone il degrado. Donnole, ricci, faine, martore e tassi occupano in buon numero le fasce inferiori delle selve.

INFO: Carla Zaninetti 340 4956103

I Punti d'appoggio: bivacchi del Parco (sempre aperti) a Scaredi, a In La Piana, in Val Gabbio e alla Colma di Premosello
Fonti bibliografiche: P. Crosa Lenz - G. Frangioni, Parco Nazionale Val Grande, edizioni Grossi, Domodossola 2011